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Sant’Alfonso De Liguori e il quadro maledetto
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7 de Agosto de 2019 / 0 Comentarios
 
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Redazione (Mercoledì, 07-08-2019, Gaudium Press) Successe un episodio particolare a Sant'Alfonso Maria De Liguori, proprio in quell'occasione, il fondatore dell'ordine dei redentoristi sentì la vocazione. Gli fu mostrato un dipinto con delle impronte appartenenti ad un'anima dannata. Questa storia è stata raccontata da don Marcello Stanzione e Carlo Di Pietro nel libro per l'edizioni Segno "Santi e diavoli".

Questi furono i fatti: un cavaliere appartenente ad una delle famiglie più prestigiose di Firenze, aveva una relazione extraconiugale con una delle nobildonne della città. Il padre, venuto a conoscenza della relazione, cercò di invitare il figlio a cambiar vita. Ma nel 1712 la donna si ammalò e morì, senza pentirsi del peccato d'adulterio.

1.jpg

Il Cavaliere rimase provato per la morte della nobildonna, così suo padre che conosceva i preti della Missione di San Vincenzo de' Paoli, lo convinse a fare un corso di esercizi spirituali aperto per i laici che i padri tenevano presso la loro casa religiosa di San Jacopo sull'Arno.

Il giovane accontentò il padre e così si recò in quel luogo benedetto, ogni angolo parlava di preghiera e meditazione.

Le stanze oltre ad avere un letto, un armadietto e una scrivania erano munite di un inginocchiatoio in legno e un quadro del crocifisso appeso alla parete.

Quel misterioso fumo nella stanza del Cavaliere

Una sera, tutti i partecipanti erano scesi in refettorio per la cena. Era assente solo il Cavaliere. Il direttore degli esercizi, preoccupato, salì al piano di sopra, bussò alla porta della sua camera, ma nessuno rispondeva. Pensando che fosse successo qualcosa di grave, aprì la porta e vide la stanza piena di denso fumo. Credendo che fosse un inizio di incendio, chiamò aiuto. Accorsero diverse persone. Diradandosi, frattanto, il fumo, notò che il cavaliere giaceva a terra, privo di sensi. Fu subito adagiato sul letto e poco dopo si svegliò.

Il direttore degli esercizi spirituali controllò la stanza per vedere da dove provenisse quell'incendio ma si accorse che non si trattava di un incendio, quando vide l'impronta di due mani, sul quadro del crocifisso appeso alla parete.

A quel punto il Cavaliere raccontò che tra le fiamme gli apparse la sua amante dicendogli con tono irritato "È per causa tua che io sono nell'inferno! Sta' bene in guardia. Dio ha voluto che io te ne dessi l'avviso, e perché tu non abbia a dubitare della realtà della mia apparizione te ne lascio il segno". Infatti la donna dopo essersi inginocchiata, toccò il quadro lasciandone le impronte.

Il Cavaliere dopo questo episodio si convertì. Padre Giuseppe Scaramelli, superiore dei preti della Missione di Casa San Jacopo, cercò di occultare il fatto poiché le famiglie dei due protagonisti erano bene in vista a Firenze, e così portò a Napoli sia il quadro che l'inginocchiatoio.

Il quadro di Gesù Crocifisso si trova tuttora a Napoli, presso la Casa della Missione, via Vergini 51.

Il 26 marzo del 1722 entrò nella Casa dei Vergini a Napoli il giovane avvocato Alfonso de' Liguori con altri giovani per partecipare ad un corso di esercizi spirituali tenuti dal padre D. Vincenzo Cutica.

Dopo la predica sull'inferno, il predicatore mostrò ai partecipanti il quadro di Gesù Crocifisso con l'impronta delle mani roventi dell'anima dannata. Alfonso, che già da qualche tempo viveva una profonda crisi spirituale, fu talmente scosso da quella visione del quadro che decise in cuor suo di cambiare vita e dedicarsi completamente al servizio di Dio.

Il giovane Alfonso a trent'anni divenne sacerdote, a trentasei anni fondò la Congregazione del SS. Redentore. A sessant'anni divenne Vescovo di Sant'Agata dei Goti. Morì nel 1787 e venne canonizzato nel 1832. (Rita Sberna)

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Sant’Alfonso De Liguori e il quadro maledetto

Redazione (Mercoledì, 07-08-2019, Gaudium Press) Successe un episodio particolare a Sant'Alfonso Maria De Liguori, proprio in quell'occasione, il fondatore dell'ordine dei redentoristi sentì la vocazione. Gli fu mostrato un dipinto con delle impronte appartenenti ad un'anima dannata. Questa storia è stata raccontata da don Marcello Stanzione e Carlo Di Pietro nel libro per l'edizioni Segno "Santi e diavoli".

Questi furono i fatti: un cavaliere appartenente ad una delle famiglie più prestigiose di Firenze, aveva una relazione extraconiugale con una delle nobildonne della città. Il padre, venuto a conoscenza della relazione, cercò di invitare il figlio a cambiar vita. Ma nel 1712 la donna si ammalò e morì, senza pentirsi del peccato d'adulterio.

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Il Cavaliere rimase provato per la morte della nobildonna, così suo padre che conosceva i preti della Missione di San Vincenzo de' Paoli, lo convinse a fare un corso di esercizi spirituali aperto per i laici che i padri tenevano presso la loro casa religiosa di San Jacopo sull'Arno.

Il giovane accontentò il padre e così si recò in quel luogo benedetto, ogni angolo parlava di preghiera e meditazione.

Le stanze oltre ad avere un letto, un armadietto e una scrivania erano munite di un inginocchiatoio in legno e un quadro del crocifisso appeso alla parete.

Quel misterioso fumo nella stanza del Cavaliere

Una sera, tutti i partecipanti erano scesi in refettorio per la cena. Era assente solo il Cavaliere. Il direttore degli esercizi, preoccupato, salì al piano di sopra, bussò alla porta della sua camera, ma nessuno rispondeva. Pensando che fosse successo qualcosa di grave, aprì la porta e vide la stanza piena di denso fumo. Credendo che fosse un inizio di incendio, chiamò aiuto. Accorsero diverse persone. Diradandosi, frattanto, il fumo, notò che il cavaliere giaceva a terra, privo di sensi. Fu subito adagiato sul letto e poco dopo si svegliò.

Il direttore degli esercizi spirituali controllò la stanza per vedere da dove provenisse quell'incendio ma si accorse che non si trattava di un incendio, quando vide l'impronta di due mani, sul quadro del crocifisso appeso alla parete.

A quel punto il Cavaliere raccontò che tra le fiamme gli apparse la sua amante dicendogli con tono irritato "È per causa tua che io sono nell'inferno! Sta' bene in guardia. Dio ha voluto che io te ne dessi l'avviso, e perché tu non abbia a dubitare della realtà della mia apparizione te ne lascio il segno". Infatti la donna dopo essersi inginocchiata, toccò il quadro lasciandone le impronte.

Il Cavaliere dopo questo episodio si convertì. Padre Giuseppe Scaramelli, superiore dei preti della Missione di Casa San Jacopo, cercò di occultare il fatto poiché le famiglie dei due protagonisti erano bene in vista a Firenze, e così portò a Napoli sia il quadro che l'inginocchiatoio.

Il quadro di Gesù Crocifisso si trova tuttora a Napoli, presso la Casa della Missione, via Vergini 51.

Il 26 marzo del 1722 entrò nella Casa dei Vergini a Napoli il giovane avvocato Alfonso de' Liguori con altri giovani per partecipare ad un corso di esercizi spirituali tenuti dal padre D. Vincenzo Cutica.

Dopo la predica sull'inferno, il predicatore mostrò ai partecipanti il quadro di Gesù Crocifisso con l'impronta delle mani roventi dell'anima dannata. Alfonso, che già da qualche tempo viveva una profonda crisi spirituale, fu talmente scosso da quella visione del quadro che decise in cuor suo di cambiare vita e dedicarsi completamente al servizio di Dio.

Il giovane Alfonso a trent'anni divenne sacerdote, a trentasei anni fondò la Congregazione del SS. Redentore. A sessant'anni divenne Vescovo di Sant'Agata dei Goti. Morì nel 1787 e venne canonizzato nel 1832. (Rita Sberna)

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