sábado, 30 de mayo de 2020
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24 mila bambini salvati in 25 anni grazie al progetto Gemma

Redazione (Mercoledì, 26-02-2020, Gaudium Press) Le motivazioni per sostenere la nascita di un bambino sono migliaia e sono infinite, e ad aderire all’adozione prenatale sono gruppi del catechismo, interi condomini, consigli comunali, neosposi, famiglie e qualche mese fa anche un gruppo di carcerati di Nuoro, su suggerimento del cappellano, ognuno di loro si impegna ad adottare a distanza, una mamma e il suo rispettivo bambino.

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Ogni anno, i progetti avviati sono tra i 400 e i 500, per ognuno c’è una Gemma che nasce; il progetto Gemma nel 2019 ha compiuto 25 anni, ed i responsabili di questa realtà, hanno seguito in tutti questi anni 24 mila casi.

I primi bambini nati grazie all’adozione prenatale, sviluppata in seno al Movimento per la vita attraverso la Fondazione Vita Nova, sono ormai più che maggiorenni. Grazie all’aiuto e il sostegno che sono riusciti a dare a queste mamme, quest’ultime hanno abbandonato l’idea di rinunciare alla nascita dei propri figli.

Ma ecco come funziona nel concreto il “Progetto Gemma”: come abbiamo detto sopra, un gruppo di persone, famiglie e coppie, si impegna a sostenere una mamma per sei mesi prima della nascita del bambino e un anno dopo, versando 160 euro al mese, per un totale di 2.880 euro.

L’ufficio del Progetto Gemma si trova a Milano, nei locali della parrocchia di Ognissanti. L’ufficio raccoglie tutte le segnalazioni provenienti dai 331 Centri di tutta Italia. Ad esempio c’è una mamma che vuole abortire? O un’altra mamma che non riesce a mantenere il quarto figlio? Il Cav propone alla donna un aiuto economico e Progetto Gemma crea l’abbinamento – proprio come avviene in un’adozione – con il donatore. I sostenitori in questo caso, ricevono informazioni sul neonato e seguono la sua crescita.

Silvio Ghielmi, fu uno degli ispiratori del progetto Gemma, insieme a Mario Paolo Rocchi, oggi ha 93 anni, ad Avvenire ha raccontato com’è nato questo progetto: I primi «attivisti » del Movimento per la vita decisero di creare una fondazione per sostenere i Centri di aiuto alla vita che già esistevano nella penisola. I Cav sapevano che la disperazione della future mamme che bussavano alle loro porte era dettata soprattutto da ragioni economiche. «Si capì che Progetto Gemma – ricorda Ghielmi – poteva fare la differenza in quel momento spaventoso della decisione tra il sì e il no ad accogliere un bambino». È ancora così, da allora: «Progetto Gemma non è una semplice offerta di denaro, non è carità, ma è la possibilità che una vita possa germogliare».
(www.fondazionevitanova.it)
(Rita Sberna)

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